Nel libro viene analizzata la dipendenza dal cibo
(bulimia) e i legami profondi tra questa dipendenza e l'incapacità
della paziente di conquistare una personalità autonoma ed
equilibrata. L'autrice narra la terapia con una sua paziente: Anna,
la vera protagonista di questo saggio.
L'autrice riesce ad affrontare la tematica in modo
semplice e comprensibile anche al grande pubblico. Forse per mantenere un carattere prevalentemente
divulgativo, la Gockel rimane però un po' superficiale. In particolare, manca una prima
parte in cui si inquadri in modo sistematico e approfondito il
problema della dipendenza da cibo, magari fornendo degli approfondimenti con
i problemi correlati dell'obesità e dell'anoressia.
La descrizione delle sedute rimane un po' asettica e forse sarebbe stato meglio dare spazio anche a una spiegazione delle
tecniche usate dalla psicoterapeuta e dell'effetto che queste
vogliono creare sul modo di pensare e vivere di Anna.
Altra nota estremamente negativa: mancano le note e
sopratutto una bibliografia! In un testo come questo, la bibliografia
è una parte fondamentale, in quanto permette al lettore di
continuare una propria ricerca sull'argomento.
Il libro, per quanto possa essere migliorabile, è un
bel saggio: l'autrice mantiene il giusto distacco clinico dalle
vicende della paziente, ma non si avverte cinismo o pruriginosità. Le teorie che vengono citate sono spiegate in modo
semplice è chiaro e il problema viene affrontato in modo
sistematico.
Se le sindromi da dipendenza possono interessare, consiglio della stessa collana “Donne che amano troppo” di R.
Norwood.
Feltrinelli - 1995/2005 - 190 pp. - 7 Euro
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