domenica 5 febbraio 2012

“Due figlie e altri animali feroci” di L.Ortolani (seconda lettura)


Second opinion di un libro già recensito qui.

C'è un particolare, all'inizio di questa storia, che ricordo solo io. Siamo in macchina, sto guidando, a fianco c'è Caterina, mia moglie, dietro ci sono la sorella di Caterina e suo marito, siamo giovani e belli, e ridiamo e scherziamo, e a un certo momento sento la mia voce che dice: “a me l'adozione non interessa”. Dieci anni dopo, mi sveglio in un fosso senza un rene e con due figlie colombiane.

Questo è il folgorante incipit di “Due figlie e altri animali feroci”, il diario in cui Leo Ortolani racconta le difficoltà (e le gioie) incontrate da lui e dalla moglie (la Cate) dal momento in cui hanno deciso di adottare un bambino.

La trama (autobiografica) ripercorre le tappe di una coppia che ha preso questa difficile decisione: partendo dai primi incontri, cui seguono le interminabili e spossanti trafile burocratiche, per arrivare al primo incontro con le bambine e alla descrizione del primo mese passato insieme in Colombia, nel corso del quale i neo-genitori tentano di ottenere tutti i documenti richiesti per perfezionare la procedura di adozione internazionale.

Con il suo solito stile asciutto e pungente, Leo ci mostra le quanto sia difficile affrontare questa scelta di vita, in quanto la coppia si troverà costantemente pesata, misurata, esaminata e valutata da soggetti che paiono non rendersi conto che hanno tra le mani i sentimenti delle vite altrui.

E poi, dopo essere stati finalmente inseriti tra “i prescelti”, tra i “vincenti”, tra le coppie che “ce l'hanno fatta”, Leo e la Cate scopriranno che la convivenza con due piccole pesti non è proprio come nei film. Già perché tra un pannolino e un capriccio, tra un tentativo di comunicare in una lingua sconosciuta e un delfino di gomma spiaccicato sul muro, ci si può anche chiedere chi glie lo abbia fatto fare. La risposta sarà nei sorrisi delle due piccole.

Lo stile è quello che i lettori di Rat-man conoscono bene: situazioni quotidiane ed episodi di vita vissuta vengono raccontati con una prosa asciutta ed un piglio ironico e graffiante, costringendo il lettore a fermarsi e a ridere sonoramente in più di una occasione. La battuta è sempre dietro l'angolo e leggerlo alla fermata del bus può essere problematico, in quanto i passanti potrebbero guardarvi come si guarda un pazzo che ride da solo.

In due parole (anzi, una sola): consigliatissimo.


2011 - Sperling & Kupfer - 192 pp. - 16,50 Euro

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