Second
opinion di un libro già recensito qui.
“C'è
un particolare, all'inizio di questa storia, che ricordo solo io.
Siamo in macchina, sto guidando, a fianco c'è Caterina, mia moglie,
dietro ci sono la sorella di Caterina e suo marito, siamo giovani e
belli, e ridiamo e scherziamo, e a un certo momento sento la mia voce
che dice: “a me l'adozione non interessa”. Dieci anni dopo, mi
sveglio in un fosso senza un rene e con due figlie colombiane.”
Questo
è il folgorante incipit di “Due figlie e altri animali feroci”,
il diario in cui Leo Ortolani racconta le difficoltà (e le gioie)
incontrate da lui e dalla moglie (la Cate) dal momento in cui hanno
deciso di adottare un bambino.
La
trama (autobiografica) ripercorre le tappe di una coppia che
ha preso questa difficile decisione: partendo dai primi incontri, cui seguono
le interminabili e spossanti trafile burocratiche, per arrivare al
primo incontro con le bambine e alla descrizione del primo mese
passato insieme in Colombia, nel corso del quale i neo-genitori tentano di ottenere tutti i documenti
richiesti per perfezionare la procedura di adozione internazionale.
Con
il suo solito stile asciutto e pungente, Leo ci mostra le quanto sia
difficile affrontare questa scelta di vita, in quanto la coppia si
troverà costantemente pesata, misurata, esaminata e valutata da
soggetti che paiono non rendersi conto che hanno tra le mani i
sentimenti delle vite altrui.
E
poi, dopo essere stati finalmente inseriti tra “i prescelti”, tra
i “vincenti”, tra le coppie che “ce l'hanno fatta”, Leo e la
Cate scopriranno che la convivenza con due piccole pesti non è
proprio come nei film. Già perché tra un pannolino e un capriccio,
tra un tentativo di comunicare in una lingua sconosciuta e un delfino
di gomma spiaccicato sul muro, ci si può anche chiedere chi glie lo
abbia fatto fare. La risposta sarà nei sorrisi delle due piccole.
Lo
stile è quello che i lettori di Rat-man conoscono bene: situazioni
quotidiane ed episodi di vita vissuta vengono raccontati con una
prosa asciutta ed un piglio ironico e graffiante, costringendo il
lettore a fermarsi e a ridere sonoramente in più di una occasione.
La battuta è sempre dietro l'angolo e leggerlo alla fermata del bus
può essere problematico, in quanto i passanti potrebbero guardarvi
come si guarda un pazzo che ride da solo.
In
due parole (anzi, una sola): consigliatissimo.
2011 - Sperling & Kupfer - 192 pp. - 16,50 Euro
Nessun commento:
Posta un commento